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Mons. Daniele Gianotti
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IL VESCOVO OSCAR CELEBRA IL PONTIFICALE DI CAPODANNO CON POPOLO E AUTORITÀ

“Come ogni anno, il primo gennaio è un tempo speciale in cui riflettere e pregare per la Pace, dono supremo di Dio e impegno obbligante per gli uomini, i popoli, le nazioni. Gli uomini di buona volontà, in tutto il mondo, aderiscono a questo appuntamento con diverse manifestazioni, che creano un clima, formano una mentalità, essendo la pace un anelito insopprimibile di tutti, un diritto umano fondamentale.”
Ha iniziato così la sua omelia il vescovo Oscar, durante il pontificale solenne della Festa della Madre di Dio, primo giorno del nuovo anno e Giornata Mondiale della Pace. Presenti le autorità civili e militari, in primis la vicesindaco Angela Maria Beretta, in rappresentanza del sindaco Stefania Bonaldi e la senatrice Cinzia Fontana. Presenti anche le associazioni ex combattenti e reduci nonché i rappresentanti delle realtà di volontariato sociale, con i loro labari. Numerosissimi i fedeli.
Insomma, il clima delle grandi occasioni, con la partecipazione di numerosi canonici e della polifonica “Cavalli” che ha accompagnato la liturgia, diretta dal maestro Alberto Dossena.
Al termine della celebrazione il vescovo Oscar ha distribuito ai rappresentanti delle istituzioni il Messaggio per la Pace 2015 di papa Francesco, dal titolo NON PIÙ SCHIAVI, MA FRATELLI, augurando a tutti Buon Anno.
Di seguito l’omelia integrale di mons. Cantoni, ispirata al testo del Santo padre.
“Come ogni anno, il primo gennaio è un tempo speciale in cui riflettere e pregare per la Pace, dono supremo di Dio e impegno obbligante per gli uomini, i popoli, le nazioni. Gli uomini di buona volontà, in tutto il mondo, aderiscono a questo appuntamento con diverse manifestazioni, che creano un clima, formano una mentalità, essendo la pace un anelito insopprimibile di tutti, un diritto umano fondamentale.
Prima di entrare nel tema specifico che Papa Francesco ha offerto per questo suo primo messaggio: “Fraternità, fondamento e via per la pace”, vorrei ricordare un avvenimento epocale, ossia la giornata di digiuno e di preghiera indetta dal Papa il 7 settembre scorso, per invocare la pace nella giustizia per la Siria, la cui popolazione da troppo tempo vive nella paura, a causa delle violenze e dei combattimenti, che hanno provocato centomila vittime e il dramma di due milioni di profughi. E’ stata un’ ispirazione profetica, seguita non solo dai cattolici e dai cristiani, ma anche da credenti di altre religioni e da non credenti. La potenza della preghiera e del digiuno hanno bloccato scelte drammatiche, che avrebbero potuto scatenare una guerra mondiale dalle conseguenze disastrose. Prova tangibile che “la preghiera degli umili penetra le nubi” e raggiunge il cuore di Dio, che scioglie le durezze e le resistenze degli uomini.
Nel messaggio per questa giornata, Papa Francesco addita nella FRATERNITA’ la condizione indispensabile per costruire la pace. La fraternità, infatti, non è data per scontata, anzi il più delle volte è negata. 
E’ necessaria una vera e propria “conversione del cuore, che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti”. Spesso, invece, l’altro è considerato solo come un concorrente da eliminare, un antagonista, un estraneo, colui che è diverso da noi e ci è ostile. 
Siamo avvolti da una globalizzazione dell’indifferenza, che fa lentamente abituare alla sofferenza dell’altro, che non ci riguarda e ci fa chiudere in noi stessi. Paradossalmente, il numero sempre più frequente di interconnessioni e di comunicazioni che oggi ci rende più vicini, non ci rende contemporaneamente fratelli! 
“Le nuove ideologie, caratterizzate dal diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello “scarto” che induce al disprezzo e all’abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati “inutili”. Il riconoscimento dell’altro come fratello suppone però una scelta previa, ossia l’accettazione di una paternità trascendente: il Padre comune. “La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio”, sottolinea Papa Francesco. Siamo tutti figli dello stesso Padre, che ama di un amore personale, puntuale e straordinariamente concreto ciascun uomo, così che in Gesù Cristo possiamo riconoscerci come veri fratelli, della stessa famiglia umana, con un comune destino, fratelli che si accettano, si rispettano e si prendono cura gli uni degli altri. “Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perché innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono “vite di scarto”. Con questa consapevolezza nel cuore, abbiamo la possibilità di uno sguardo nuovo sul mondo, un nuovo criterio per interpretarlo, per trasformarlo, lavorando insieme per liberare le ingiustizie, di cui sono vittime molte persone e molti popoli, per costruire una società più giusta e fraterna. La fraternità è la necessaria premessa per sconfiggere la povertà, per spegnere le guerre, per custodire e coltivare la natura. 
Voglia lo Spirito Santo, presente in coloro che si impegnano a tessere legami di pace, sciogliere le nostre chiusure per costruire la pace con la forza della mitezza, della verità e dell’amore.” 





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