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Mons. Daniele Gianotti
Vescovo di Crema

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IL VESCOVO OSCAR APRE L'ANNO DELLA VITA CONSACRATA

 

 

Questa mattina, alle ore 11, in cattedrale, il vescovo Oscar ha aperto con un solenne pontificale l’Anno della vita consacrata, indetto da papa Francesco dalla prima domenica di avvento di quest’anno. Numerose le religiose e i religiosi presenti. Sull’altare, in particolare, padre Ricardo Castillo, parroco di Santa Maria della Croce e responsabile diocesano per la vita consacrata, superiore della comunità dei Missionari dello Spirito Santo e padre Giuseppe Fornoni cappuccino, parroco dei Sabbioni, accompagnato da un confratello.

Nell’omelia il vescovo Oscar ha detto che “lo stesso sguardo d’amore con cui Dio si è rivolto a Maria, piccola e umile fanciulla di Nazareth, perché diventasse la madre del suo Figlio, è il medesimo con cui “Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati» (Ef 1,4). In vista della divina maternità, Maria è stata preservata dal peccato originale, di cui è invece ferito ogni altra persona. Anche noi, tuttavia, proprio perché da sempre siamo stati scelti da Dio per vivere una vita santa, libera dal peccato, siamo chiamati a un cammino di purificazione mediante la grazia dei sacramenti, così da sperimentare la salvezza che Dio ci offre: essa ci libera dal peccato,dalla solitudine, dal vuoto interiore, dalla tristezza, dal non senso.”                                                  

“In questo anno dedicato dal Papa alla Vita consacrata – ha continuato – coloro che ne fanno parte nelle molteplici forme: i religiosi, le religiose, i membri di istituti secolari (maschili e femminili), le vergini consacrate, sono chiamati a testimoniare, davanti al mondo, attraverso un carisma proprio a ciascuno, la santità e la vitalità che il Signore concede loro, proprio per insegnare a tutti i battezzati a camminare sulla via loro propria e raggiungere così quel grado di santità che Dio ha fissato per ognuno.”

Ai religiosi tocca – secondo le parole stesse di papa Francesco – “svegliare il mondo” con la preghiera, la testimonianza profetica, la loro paterna o materna presenza nelle diverse periferie esistenziali: nei luoghi di sofferenza, di povertà, nelle scuole e nei ricoveri, là dove manca non solo il cibo, ma soprattutto amore, fiducia, rispetto, dignità, facendo prevalere la fraternità sul dominio, il servizio sul potere. Sono gli stessi segni del mondo nuovo che sta per venire, che la vita consacrata vuole anticipare, realizzandoli in pienezza.

I consacrati – ha continuato il vescovo –  sono chiamati a testimoniare la gioia, in un mondo dove spesso regna la tristezza, nonostante l’opulenza. E’ la gioia di chi ha lasciato tutto per seguire Gesù, una gioia che contagia quanti si avvicinano ad essi, una gioia che fa scattare il desiderio di condividere la splendida ed entusiasmante avventura evangelica.”

Infine, “Maria con il suo “sì eccomi!” è vissuta, quale figlia prediletta del Padre, ben radicata nella comunione personale con lui, una comunione che ha poi stabilito con tutti i discepoli di suo Figlio. A imitazione di Maria, i consacrati sono chiamati a diventare “uomini e donne di comunione” praticando verso tutti la legge evangelica dell’amore scambievole. Oggi il mondo ha bisogno di testimoni che annuncino con la loro vita che la fraternità universale non è un’utopia, ma è il sogno stesso di Gesù per tutta l’umanità.”

All’offertorio alcune religiose hanno portato i doni all’altare, fra cui una candela accesa e un cuore,segno del loro amore per Cristo. 

 

 

 





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