IL VESCOVO

 

Mons. Daniele Gianotti
Vescovo di Crema

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LA LETTERA DEL VESCOVO OSCAR AL TERMINE DELL'ASSEMBLEA DIOCESANA SULL'INIZIAZIONE CRISTIANA

PER CONTINUARE A CAMMINARE INSIEME

dopo l’Assemblea ecclesiale

 

 

Nello scorso anno pastorale (2013/2014) abbiamo affrontato un cammino comune per cercare le vie più adatte in vista di un metodo condivisibile sull’ iniziazione cristiana. Ci siamo domandati, in tutta verità, attraverso le parrocchie, che sono la via ordinaria della formazione cristiana, e le associazioni, i movimenti e i gruppi, come la nostra Chiesa può avviare alla fede i nuovi chiamati e attraverso quali vie possiamo contribuire ad accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle nella crescita della loro fede.                                                               

 

L’assemblea ecclesiale, celebrata in due tempi, nello scorso mese di settembre, ci ha aiutato a “mettere fuoco” il problema e a ravvivare l’entusiasmo e la passione per una Chiesa che evangelizza attraverso l’impegno di tutti i battezzati. 

E’ stato un momento di grande disponibilità a un confronto aperto e fraterno, che confidiamo possa portare buoni frutti. Intendo ringraziare, ancora una volta, non solo i numerosi partecipanti a questa nostra Assemblea ecclesiale, ma anche coloro che per diversi mesi si sono impegnati nel prepararla adeguatamente. 

 

Cosa abbiamo imparato da questa esperienza di fede e di comunione?                                                                                

Ecco alcune riflessioni “ad alta voce” che vi condivido e che come pastore di questa Chiesa vorrei fossero affrontate e approfondite nei consigli pastorali, tra i catechisti e gli educatori, nei gruppi famigliari e nelle altre realtà ecclesiali. 

E’ il tentativo di “restituire” ciò che è emerso e sottolineato nel corso dell’Assemblea, una specie di “piattaforma comune” da cui partire per preparare un progetto di iniziazione alla fede adatto ai tempi e alla situazione reale delle nostre famiglie e dei nostri ragazzi.

 

1. Il metodo sinodale

 

Sono ammirato per l’alta partecipazione alle due sere dell’Assemblea ecclesiale, i venerdì 19 e 26 settembre. Erano presenti i rappresentanti di quasi tutte le parrocchie, con i loro sacerdoti, e in particolare catechisti, educatori ed animatori. Fra essi molti genitori, ma anche, soprattutto nella seconda sera, diversi giovani. Sentendosi parte viva dell’unica Chiesa, hanno offerto un significativo contributo anche amici dei diversi gruppi, movimenti o associazioni. 

Non è forse questa un’immagine di un popolo di Dio che ascolta umilmente, si confronta con “parresìa”evangelica e che discerne, riflesso di una Chiesa impegnata nel trovare le strade più opportune in vista dell’iniziazione cristiana, ossia la trasmissione della fede cristiana ai nostri figli?                 

 

Il primo frutto prezioso dell’Assemblea è stata l’Assemblea stessa e quanto lo Spirito del Signore, proprio attraverso questo esercizio ecclesiale, ci ha messo nel cuore.

Un attento e rispettoso ascolto reciproco è un secondo frutto della nostra Assemblea, nella consapevolezza che tutti hanno qualcosa da imparare e insieme da offrire agli altri per il bene dell’unico Corpo che è la Chiesa. 

Lo scopo dell’Assemblea, che considero un vero evento di grazia, non era quello di accelerare le decisioni, o di imporle in modo democratico, ma solo di maturare alcuni principi fondanti, condividendo anche le reali difficoltà che oggi si sperimentano nell’ iniziazione cristiana, soprattutto quando, una volta ricevuti i Sacramenti, e dopo notevole impegno,  per tanti ragazzi tutto finisce! 

Il metodo sinodale consiste proprio nell’ aiutare tutti i battezzati a cercare insieme cosa suggerisce lo Spirito Santo. Un discernimento attuato con la ferma volontà di essere presenti nella Chiesa da protagonisti, desiderosi di capire la situazione delle nostre Comunità, delle nostre famiglie, dei nostri ragazzi e adolescenti, per consolidare alcune convinzioni fondamentali

Esse emergono, come frutto dell’ascolto, in coloro che, guidati da un”istinto soprannaturale”, esprimono un amore appassionato alla Chiesa, mentre cercano le vie più appropriate per aiutare gli altri a diventare cristiani, cioè a seguire Gesù.

Mi auguro che questo “metodo sinodale”, proposto e attuato in Assemblea, possa essere usato, con i dovuti adattamenti, anche nelle nostre parrocchie. 

 

2. La comunità intera responsabile della evangelizzazione

 

Un’altra consapevolezza è emersa nella celebrazione della nostra Assemblea ecclesiale. 

E’ l’intero popolo di Dio che genera i suoi figli; è la comunità cristiana la madre feconda che gioisce nel veder nascere nuovi battezzati e li conduce progressivamente alla pienezza della vita cristiana.                                                      Nessuno diventa cristiano da solo: la fede ci viene donata da Dio nella Chiesa e attraverso la Chiesa. E la Chiesa siamo tutti noi, chiamati a cooperare nell’irradiare la maternità, mediante la nostra accoglienza fraterna. 

L’iniziazione cristiana è quindi, prima di tutto, la coscienza di appartenere alla comunità ecclesiale, perché il primo dono del Battesimo, come già hanno affermato i Padri della Chiesa, è la grazia di far parte del popolo di Dio, dentro il quale sperimentare la vita filiale e la vita fraterna. 

Papa Francesco nella “Evangelii gaudium”, non cessa di ripetere che tutti i battezzati sono soggetti attivi della evangelizzazione, sia attraverso l’assunzione di responsabilità dentro la Chiesa, sia mediante un effettivo impegno nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. L’evangelizzazione è opera di cristiani “in uscita”, che hanno il coraggio di rischiare per seminare la gioia in un mondo spesso triste e indifferente.  

Generare alla fede attraverso l’iniziazione cristiana significa per tutti i cristiani condividere, accompagnare  e sostenere il cammino progressivo della fede che impegna dalla nascita all’adolescenza, attraverso le tappe del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia. 

Non dimentichiamo che l’iniziazione cristiana non è la preparazione ai Sacramenti, ma è avviamento alla vita cristiana attraverso i Sacramenti! 

Siamo tutti chiamati ad essere artigiani operosi, collaboratori del Signore, lavorando con passione e lungimiranza. A noi il compito di presentare il volto bello delle nostre Comunità, a partire dalla nostra testimonianza di comunione fraterna, che diventa attraente e luminosa per i nostri ragazzi e adolescenti. Essi devono trovare nelle nostre parrocchie spazi e proposte adeguate, quali quelle offerte dai nostri Oratori, ma anche e soprattutto sacerdoti disponibili, catechisti accoglienti ed educatori che amano e che esprimono vicinanza. 

L’ Eucaristia domenicale, espressione di una comunità viva, che celebra la Pasqua del  Signore e sperimenta nello stesso tempo la grazia della vita fraterna, è il momento fondamentale, punto di riferimento comune di tutti i discepoli del  Signore. 

Benedetto XVI ci ha ricordato che la Chiesa non nasce per proselitismo, ma cresce per attrazione, per tenerezza, per la testimonianza che genera sempre più figli. Impariamo, quindi, come risposta all’unico Pane eucaristico, spezzato e condiviso, ad accogliere tutti con cuore grande, chiedendo al Signore di sostenere le gioie e le speranze, ma anche le difficoltà e i numerosi problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita.  

 

3.  Una Comunità di adulti che tendono alla maturità della fede e la testimoniano.

 

Se è fondamentale la centralità della Comunità cristiana quale responsabile dell’ iniziazione cristiana, emerge di conseguenza (e anche in diversi interventi dell’Assemblea ecclesiale è stato ribadito!) che sono i cristiani adulti i primi che devono imparare di nuovo a presentare in maniera affascinante la bellezza della fede, inventando anche nuove forme e modi di evangelizzazione, senza limitarsi alla preparazione ai Sacramenti, ma avviando alla vita cristiana. 

Alla luce di queste convinzioni, mi permetto ribadire che perchè ai ragazzi sia presentato l’incontro con Gesù come una persona viva, simpatica e attraente per la loro vita, è necessario che i cristiani adulti sappiano per primi incontrare il Signore, tenere fisso lo sguardo su di Lui, vivere di Lui, seguendo il suo modo di pensare, di vivere, di relazionarsi. 

E’ richiesto agli adulti per primi di fare continuamente l’esperienza di essere salvati da Gesù, cioè sperimentare il suo amore, la sua misericordia e il suo perdono. 

Ecco la necessità per tutti di ravvivare il “primo annuncio”, ossia quello principale: “l’amore personale di Dio si è fatto uomo, ha dato se stesso per noi e, vivente, offre la sua vita e la sua amicizia”. 

Primo annuncio è la consapevolezza di avere un Padre che ama infinitamente ciascun essere umano e scoprire che con ciò stesso gli conferisce una dignità infinita (EG 178). Con l’intima convinzione del permanente bisogno di essere continuamente evangelizzati, attraverso la catechesi come formazione permanente alla fede e l’esperienza della preghiera (personale e comunitaria).

Gli adulti sapranno farsi vicini ai ragazzi, alle ragazze e agli adolescenti aiutandoli ad affrontare le grandi questioni della loro vita: le relazioni affettive, la ricerca dell’identità personale, le relazioni vissute nel mondo reale e virtuale, i desideri e le ferite del loro mondo interiore, il proprio progetto di vita. 

I ragazzi avvertiranno il bisogno di conoscere Gesù e il suo Vangelo di fronte all’ascolto di racconti di vita, testimoniati da più persone, che in un contesto di relazione personale o di gruppo, dicano come la loro vita sia stata trasformata o addirittura capovolta dall’incontro con Gesù, come nel tempo siano giunti a riconoscere la propria vocazione. 

Sentiamoci tutti impegnati nel trattenere i nostri ragazzi mediante  una varietà di proposte che riflettano l’ideale di vita evangelico. 

Essi si aspettano da noi adulti qualcosa di bello e di più affascinante; sono interessati alle grandi domande che conquistano il cuore, anche mediante attività esigenti, in cui siano progressivamente coinvolti in prima persona, come protagonisti e responsabili.  

 

4. I genitori, primi testimoni

 

Se è vero che è la comunità cristiana a generare alla fede i nuovi discepoli di Gesù, rimane altrettanto vero che l’iniziazione dei figli alla fede dipende dall’impegno dei genitori, dalla loro consapevolezza o meno del Matrimonio come vocazione, dalla qualità della loro fede. 

L’assemblea ecclesiale, in diversi interventi, ha sottolineato che i genitori sono i primi catechisti dei loro figli. Ad essi il compito di trasmettere e testimoniare con la vita la fede cristiana, insegnare le dinamiche dell’amore che sa accogliere, ma anche donare. La capacità educativa dei genitori o il loro disinteresse condiziona tutto. 

Il peso dei genitori è  dunque decisivo: il rinnovamento della iniziazione cristiana dipende così dalla capacità di coinvolgimento dei genitori. 

L’assemblea ecclesiale ci ha ricordato le responsabilità delle coppie, ma anche il dovere di vicinanza dei membri della comunità cristiana; della necessità di accompagnare fraternamente i genitori dei battezzandi con simpatia e affetto, perché il Battesimo dei figli sia per loro una vera occasione di grazia, una nuova chiamata del Signore per ricominciare a credere e a far parte di nuovo della Comunità cristiana, spesso abbandonata da molti anni. 

La nostra attenzione deve essere rivolta alle famiglie che vivono con disagio la conflittualità, la sofferenza per situazioni matrimoniali e familiari faticose o di fallimento.  La loro accoglienza in Comunità, percependo le diverse sensibilità e attese, deve essere piena di calore e incoraggiante.

Non mancano tra noi famiglie unite, che pregano insieme, sperimentano nella quotidianità ordinaria l’amore di Dio, che hanno a cuore l’educazione religiosa dei loro figli, che accettano di essere accompagnati e coinvolti per poi trasmettere, in famiglia e negli ambienti di vita, di lavoro e di svago, la bellezza della fede. 

I Catechisti battesimali si rivelano così una figura preziosa nelle nostre parrocchie perché i genitori si sentano accolti ed aiutati a crescere nella fede e a diventare modelli per i loro figli. Alcune testimonianze in Assemblea ci hanno ricordato la positività del loro servizio e l’urgenza di una preparazione appropriata. 

Aiutiamoci a costruire nella parrocchia un ambiente che sa accogliere, che infonde speranza, così che le persone non la sentano lontana, estranea alla loro esistenza, come una specie di supermercato religioso, a cui si va solo quando se ne sente il bisogno. Sarà utile, in una programmazione futura, proporre ai genitori delle occasioni per ravvivare il dono della loro fede, mentre accompagnano il cammino dei loro figli. 

 

5. Insieme (sacerdoti, catechisti, educatori, animatori di gruppo), da corresponsabili, uniamo i doni diversi a servizio della evangelizzazione

 

Perché la parrocchia (ma anche i diversi gruppi associati), sia un ambiente accogliente, un luogo di fraternità, in cui le persone possono fare riferimento costante, e non solo in occasione dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana dei ragazzi, è necessaria una cordiale sinergia tra sacerdoti, laici e persone consacrate, dove gli uni non si sostituiscono agli altri, confondendo i ruoli, ma tutti siano disposti a condividere e trafficare i molteplici propri doni. 

Anche se occorre ribadire che la vocazione e la missione dei laici non può essere confinata nell’ambito strettamente pastorale o parrocchiale, (“il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il vasto mondo e complicato della politica, della realtà sociale, dell’economia, così pure della cultura…” (Paolo VI), ricordo che già i vescovi italiani nel documento “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”(2001)  ribadivano che “c’è bisogno di laici che non solo attendano generosamente ai ministeri tradizionali, ma che sappiano assumerne di nuovi, dando vita a forme inedite di educazione alla fede e di pastorale, sempre nella logica della comunione ecclesiale”.

E’ urgente, se vogliamo realizzare un cammino di rinnovamento della iniziazione cristiana, la collaborazione corresponsabile dei laici, in piena armonia con i sacerdoti, ai quali è affidata prioritariamente, con la celebrazione della Liturgia, anche l’ accompagnamento spirituale personalizzato. 

Al di là delle buone intenzioni, dobbiamo umilmente rilevare in molte parrocchie, la difficoltà di avere a disposizione catechisti/e disponibili, non solo per i ragazzi, ma anche per gli adolescenti, catechisti che accettano di farsi accompagnatori degli adulti. La comunità cristiana, inoltre, ha bisogno oggi di operatori di pastorale che si impegnino nella promozione di attività caritative per permettere alle persone di fare l’esperienza dell’amore di Dio che salva. Oggi sono richiesti educatori (uomini e donne) che possano diventare significativi punti di riferimento per gli adolescenti, che sappiano mettere al centro il loro vissuto, offrire esperienze di vita significative e offrire celebrazioni adeguate alla loro sensibilità. Non dimentichiamo che soprattutto gli adolescenti e i giovani desiderano verificare il grado di coerenza tra ciò che noi adulti diciamo e ciò che facciamo!

 

6. Conclusione

 

Impegniamoci ora ad assimilare, con paziente gradualità, ma anche con tanta fiducia ed entusiasmo, questi contenuti e a tradurli in pratica, in attesa che la commissione incaricata ci presenti proposte concrete di iniziazione alla fede, da sperimentare nelle singole realtà locali e così renderle operative.

 

Confidiamo nella grazia dello Spirito Santo, che ci suggerirà le scelte più opportune come premio al nostro desiderio di collaborare per “fare di Cristo il cuore del mondo” attraverso l’opera di evangelizzazione, alla quale tutti siamo chiamati.

 

Con vivo affetto, paterno e fraterno, vi benedico nel nome del  Signore:

 

Vostro vescovo Oscar

Crema, 10 ottobre 2014

 





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