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Mons. Daniele Gianotti
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Ingresso di don Roberto Sangiovanni a Monte C.

Ingresso di don Roberto Sangiovanni

Monte Cremasco - 12 ottobre 2013

 

 

Ho la gioia di presentarvi don Roberto quale nuovo pastore, chiamato dalla Chiesa a guidare il gregge di Dio che è in questa terra di Monte Cremasco, in continuità con quanti lo hanno preceduto: in anni passati don Mario Pavesi, ora parroco di Bagnolo, e più recentemente, dal 2008  fino alla scorsa settimana, don Giancarlo Scotti, attualmente parroco di Izano e Salvirola.

 

Ciascun sacerdote  lascia la sua impronta nella Chiesa offrendo se stesso, con le sue caratteristiche personali e con i doni che gli sono propri. Ognuno contribuisce alla crescita del popolo di Dio con “il proprio ingrediente”, ossia con le proprie specificità, che vanno ad  arricchire il corpo ecclesiale, favorendo così l’unità attraverso la molteplicità. Nella pluralità dei doni emerge la ricchezza della Chiesa, la quale si avvantaggia di carismi diversi e fa giungere alle persone una benefica pluriformità. Le strade per vivere la fede sono molteplici e nessuno può sentirsi un privilegiato, o un figlio unico, ma tutti possono mettere al servizio degli altri i doni di cui sono in possesso, mentre nello stesso tempo ognuno può rallegrarsi dei doni che riceve dagli altri. Questa è la bellezza della Chiesa, che è cattolica proprio perché è una varietà che si lascia fondere in armonia dallo Spirito Santo.

 

Ecco a voi allora don Roberto: la sua mitezza è ciò che lo caratterizza e che conquista immediatamente. Avrete modo di riconoscerla non appena entrerà in relazione personale con ciascuno di voi.

Don Roberto proviene da molto lontano: è stato uno dei nostri sacerdoti fidei donum che hanno scritto una pagina esemplare, testimoniando il Vangelo ed edificando la pace in nome di Cristo in terra guatemalteca, nella diocesi di Esquintla, per ben dodici anni. Don Roberto ha vissuto una feconda esperienza pastorale insieme con don Imerio Pizzamiglio e con l’indimenticabile e venerato don Giuseppe Lodetti, defunto nello scorso mese di giugno.

 

Nel documento della Chiesa italiana “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” si sottolinea che “la missione ad gentes” non è soltanto il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza”. Il che significa per noi che dalla missione, attraverso i sacerdoti e i laici inviati a nome nostro, possiamo allargare lo sguardo verso un orizzonte planetario, aiutandoci così a non chiuderci nel nostro ambiente, nel qui e ora della nostra situazione, e consentendoci di attingere risorse di speranza e nuove intuizioni apostoliche se avremo il coraggio (e l’umiltà) di guardare realtà spesso povere materialmente di altre Chiese, ma niente affatto tali a livello spirituale e pastorale. Così don Roberto entra in questa parrocchia arricchito dall’ esperienza che gli proviene dagli anni di ministero in Guatemala, ricchezza che saprà trasfondere in questa parrocchia e in diocesi, così che tutti ci sentiamo attivi nella propagazione del Regno di Dio e nello stesso tempo riceviamo l’entusiasmo con cui la fede è vissuta nella Chiesa che egli ha amato e servito e che ha lasciato con molta nostalgia.

 

Coraggio, don Roberto: ora la tua missione è qui, in questa terra e con questa gente, che devi innanzitutto amare con cuore pastorale e quindi servire con una disponibilità a tutto campo. Trasfondi in questa parrocchia le ricchezze pastorali che hai conosciuto e di cui il tuo animo è ripieno e fa’ in modo che si sviluppi una nuova apertura missionaria, che si traduce in un’ accoglienza reciproca, in una benevola accettazione dei carismi diversi, in una attenzione alle diverse povertà materiali e spirituali in cui molte persone sono tuttora coinvolte, in uno spirito di servizio che va al di là dei propri confini territoriali, nella complementarietà e nel rispetto dei doni dei singoli, e nell’apertura alla vita della nostra diocesi e della Chiesa universale.

 

Ti accompagno con la mia preghiera, mentre chiedo per te a Maria, molto venerata nell’amato santuario della Madonna delle Assi la sua materna intercessione.





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