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Mons. Daniele Gianotti
Vescovo di Crema

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Lettera del vescovo Oscar alla diocesi in occasione del pellegrinaggio a Roma

A Roma in pellegrinaggio, nell’anno della fede

La nostra diocesi si appresta a vivere un tempo forte di preghiera e di rinnovamento spirituale con il pellegrinaggio a Roma, programmato all’interno delle celebrazioni indette per l’anno della fede.

Gli oltre quattrocento pellegrini, che si metteranno in viaggio di buon mattino, lunedì 2 settembre, vogliono idealmente rappresentare tutti i cristiani di Crema, sentirsi un unico corpo, in relazione a Cristo e ai fratelli nella fede, legati gli uni gli altri da un’unica forza, quella dell’amore, che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori.

Ho più volte insistito in questi mesi perché il maggior numero possibile di parrocchie fosse rappresentato in questo pellegrinaggio: questo non certo per la smania del numero, ma per educare i tutti i credenti a sentirsi parte di un’ unica Chiesa, di cui la diocesi è espressione concreta. La fede, ci insegna Papa Francesco, “non è solo un’opzione individuale che avviene nell’interiorità del credente. Essa si apre, per sua natura, al “noi”.

In questo modo, quando giovedì 5 settembre, momento centrale del nostro pellegrinaggio, nella basilica di s.Pietro, proclameremo il Credo, potremo annunciare in forma solenne non solo ciò che ognuno di noi crede, ma anche ciò che insieme, come Chiesa, crediamo. Sarà il momento culmine del nostro convenire a Roma, sulla tomba dell’apostolo Pietro.

Il Credo è una storia d’amore con cui diamo in pegno la nostra vita a Dio. Recitare il Credo è promettere che la vita e l’amore, la mente e il cuore e tutte le nostre azioni siano d’ora in poi fissate saldamente su Dio e su Dio solo.

Invito perciò tutti i partecipanti al pellegrinaggio a disporsi fin d’ora in un atteggiamento di conversione, condizione essenziale per vivere da credenti (e non come turisti!) le diverse proposte, distribuite lungo i pochi giorni di permanenza a Roma. A ciascuno è così offerta la possibilità di imparare a “credere”, cioè, secondo una felice traduzione medievale, “cor-dare” = dare il cuore” a Dio, al suo “amore concreto e potente, che opera veramente nella storia e ne determina il destino finale” (Lumen Fidei 17) e non semplicemente aderire a delle verità astratte o confermare una dottrina.

Nel presentare l’anno della fede, il papa Benedetto XVI  ha sottolineato il simbolo della “porta”, affermando che “la porta della fede, che introduce alla comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa, è sempre aperta. E’ possibile attraversare quella soglia quando la parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma” (Porta fidei 1). La fede è l’apertura al grande dialogo storico tra Dio e l’uomo. La parola che Dio rivolge all’uomo lo costituisce capace di rispondere e attende da lui una risposta: in questo modo la fede è un atto del cuore e una libera decisione. I giorni del nostro pellegrinaggio saranno caratterizzati da un ascolto docile della Parola di Dio: solamente un cuore aperto alla grazia può essere toccato dal Signore, per poter comprendere che la fede è “decidere di stare con il Signore per vivere con Lui” (PF 10).

La porta della fede sempre aperta è per ogni credente il momento di ingresso nella vita cristiana, cioè il Battesimo. Il primo momento assembleare fra tutti i pellegrini cremaschi è fissato nel tardo pomeriggio di lunedì 2 presso la Basilica di s.Giovanni in Laterano, dove è conservato il più antico Battistero monumentale, costruito per volere di Costantino. Sarà l’occasione per riflettere sul Battesimo, momento in cui abbiamo ricevuto il dono della fede, attraverso cui abbiamo incominciato a “vedere con gli occhi di Cristo” (LF 46.)

Un passaggio molto significativo del nostro pellegrinaggio sarà pure la celebrazione eucaristica che vivremo martedì 3 settembre presso la basilica di s.Maria maggiore. Nemmeno alla vergine Maria sono stati risparmiati il dolore e le difficoltà della vita, eppure Ella si è lasciata completamente avvolgere dallo Spirito  santo così da aderire in  modo totale a Dio e alla sua volontà. L’esperienza di vita di Maria diventa così metro di misura perché ciascuno di noi possa diventare un sincero discepolo di Cristo, accettando serenamente la volontà di Dio dentro le espressioni concrete della sua vita quotidiana.

Sarà certamente un’intensa esperienza di festa e di gioia incontrare Papa Francesco, mercoledì 4 settembre, all’udienza generale in piazza s.Pietro, la prima dopo la pausa estiva. A Lui vorremmo esprimere tutto il nostro affetto, riconoscendolo come un grande dono di Dio per la Chiesa e per il mondo di oggi. I gesti di Papa Francesco, i suoi atteggiamenti di familiarità, di semplicità e di umiltà, di vicinanza fraterna e solidale, specialmente con i poveri, sono già un messaggio esplicito per tutti noi; ci invitano a costruire insieme una Chiesa che sa parlare con immediatezza all’uomo di oggi, “una Chiesa in grado di fare compagnia, mettendosi in cammino con la gente, una Chiesa che si rende conto di come le ragioni per le quali c’è gente che si allontana contengono già in se stesse le ragioni per un possibile ritorno” .

La celebrazione eucaristica di mercoledì 4 settembre pomeriggio, presso la basilica di Santo Spirito in Sassia, sarà presieduta dal Cardinale Paul Poupard, che ben conosce la nostra diocesi, nella quale ha posto i suoi ricordi personali. La chiesa di Santo Spirito è dedicata al culto della Divina Misericordia, tanto cara al beato Giovanni Paolo II. Sarà una felice occasione per constatare come la coscienza di essere sempre accolti e perdonati da Colui che fa il primo passo verso di noi, ci porta ad uscire da noi stessi e a riconoscerlo nei fratelli, specie nei più poveri.

La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balìa del dubbio” (PF 14). Non lasciamo passare sotto silenzio il forte messaggio di papa Francesco a Lampedusa, là dove dichiarò che “in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’ indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci interessa, non è affare nostro!” 

Frutto del nostro pellegrinaggio dovrà perciò essere una carità operosa, che rinunci a far soffrire il Corpo di Cristo con i  conflitti, le  divisioni, gli egoismi e inoltre ci conduca ad affrontare le diverse forme di povertà, che non mancano neanche nel nostro ambiente, e a scelte di vera, fraterna solidarietà nei confronti di chi si trova in situazioni di povertà materiale e spirituale.

Auguro a tutti, di cuore, un buon pellegrinaggio!

 

il vostro vescovo





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