Lettera ai familiari

Toungoo, 23 – 11 – 1946

PADRE

ALFREDO

CREMONESI

 

nato a:

Ripalta Guerina (CR)

Diocesi di Crema

16 maggio 1902

 

morto a:

Donoku (Birmania)

07 febbraio 1953

Toungoo, 23 – 11 – 1946

 

Carissimi,

 

Mi sembra tanto un pezzo che non vi scrivi più e che non ricevo più notizie da voi. Durante tre mesi sono stato molto ammalato. Gli acciacchi che vi dicevo di avere e che mi sembravano una conseguenza dell’ardua vita vissuta sotto i Giapponesi, si esagerarono in questi tre mesi, in modo da rendermi quasi un invalido. Mi invase un esaurimento quasi totale, in modo che la era un’ agonia qualunque piccolo sforzo dovessi fare. Avevo quasi un continuo affanno di cuore, un ronzio nelle orecchie ed ero diventato giallo come lo zafferano. Non potendo capire di che si trattasse, credetti che fosse reumatismo cronico e mal di cuore; e così mi persuasi che non sarei più guarito e mi rassegnai a tirar là fino a che avessi potuto e poi morire.

Invece il Signore mi fece ammalare e soffrire fino quasi all’agonia perché mi decidessi finalmente a cercare una cura. Andai ad un centro qui vicino dove ci sono delle Suore che hanno più esperienza dei dottori in fatto di malattie e che mi vogliono tanto bene, perché in tutto il tempo che sono quassù ho cercato di far loro tutto il bene che mi fu possibile. Mi dovettero portare a spalla perché mi era impossibile fare un passo. Le Suore capirono che  si trattava di una malaria di lunga data, che, essendo di lunga data, era diventata insidiosa, piccola, quotidiana, senza i sintomi soliti della malaria, ed aveva finito per mangiare tutti i globuli rossi del sangue, ad ingrossarmi fegato e milza per cui non assimilavo più. E da qui  venne  e l’esaurimento e l’affanno e il ronzio e il giallore allarmante della pelle. Incominciarono subito una cura energica, ma  anche iniziarono delle Novene; e più per le Novene di queste  buone Suore, che per le medicine , in meno di un mese mi  trovai guarito quasi miracolosamente da tutti i miei mali, ridiventato forte e normale in tutto. Durante la malattia ho sofferto quanto era possibile alle mie forze. Un po’ di più mi avrebbe ammazzato. Adesso posso dire di non essere mai stato così bene in tutti questi miei ventun anni di Missione. Un vero miracolo.

Questo ve lo dico perché non abbiate a pensare che io vi nascondo la verità  per spiegare come mai non vi abbia mai scritto da tanto tempo. Adesso che la pace è firmata, penso che sarà permesso all’Italia di riprendere il suo posto sul mare, e si riattiverà il commercio. Se è così, penso che i miei fratelli si ricorderanno di me. Questa malattia fu sì prodotta dalla malaria, ma la malaria non avrebbe distrutto tutto il mio corpo e il mio sangue a quella maniera se avessi avuto un cibo migliore. Continuare per mesi a mangiare riso e foglie di zucca soltanto, non è una bella cura contro la malaria. E se le Suore mi poterono tirar su così presto, fu certo per le loro preghiere e medicine, ma molto anche perché per un mese fecero davvero l’impossibile per farmi mangiare un vitto abbondante e sostanzioso, comprato e preparato da loro stesse. Quante volte in questi mesi di malattia ho pensato ai salami e salsicce e giamboni della salumeria di Giovanni!

Dopo Natale ritornerò ai miei vecchi luoghi, dove con tanta fatica ho fabbricato casa e chiesa e convento e scuola e tutto quello che c’è, che è davvero un paese. La guerra ha abbattuto e disorganizzato tutto laggiù e Monsignor Vescovo ha mandato qui, dove fino ad ora ho lavorato da solo, ben tre missionari, e rimanda me di nuovo laggiù a riorganizzare e rifabbricare quello chela guerra ha distrutto. Altro che riposo! Il mio Vescovo pensa che dove io ho potuto tirar su dal nulla  tutto un bel distretto missionario, adesso saprò rimediare alle ferite della guerra e riorganizzare quello che venne distrutto. Sono sicuro che il Signore saprà operare per mezzo mio anche queste meraviglie, se sarò umile abbastanza e se avrò assoluta confidenza in lui.  Ma i miei vecchi luoghi sono luoghi caldi, umidi e malarici oltre ogni dire. Chissà come me la caverò adesso che sono abituato a questi luoghi montuosi e freschi e salubri. Se mi sono ammalato tanto in questi luoghi belli, chissà che cosa succederà laggiù. Ma il Signore che mi ha protetto qui e mi ha risanato quasi miracolosamente, saprà anche salvarmi laggiù. Del resto, adesso che ho visto il viso della morte tante volte durante l’invasione giapponese e durante questi tre mesi di malattia, non  ho più nessun attaccamento alla terra e sento una gran voglia di consumarmi tutto e presto, perché venga presto il regno del Sacro Cuore in queste terre. Si vede proprio che l’unica cosa che importi e che resti per l’eternità è proprio questa. Allegri dunque nel Signore. Quando il Signore ispira questi sentimenti, non c’è più nulla che faccia paura. Tutto è bello , anche il dolore che ci prepara una corona più bella in Paradiso.

Se non avrò più occasione di scrivervi , vi do adesso il Buon Natale.

Che nostalgia i bei Natali delle nostre famiglie! Penserò certo a voi in quella notte benedetta, dovunque mi troverò. Salutissimi a tutti.

 

Affezionatissimo

 

 Alfredo